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Tutti al mare


  • Isole Tremiti (CB)
  • Montenero di Bisaccia (CB)
  • Petacciato (CB)
  • Termoli (CB)




  • Isole Tremiti (CB)


    Unico gruppo insulare non lagunare dell'Adriatico, dichiarato da qualche anno Parco Marino. Le Isole Tremiti sono nate per effetto di un innalzamento del fondo marino (bradisismo negativo). Erano dette dagli antichi Insulae Diomedae, dall'eroe greco Diomede che sarebbe sepolto quì, mentre i suoi compagni sarebbero stati mutati dalla dea Venere in uccelli marini (le diomedee). L'imperatore Augusto e Carlo Magno le utilizzarono come luogo di esilio per avversari. Furono una colonia penale fino alla caduta del fascismo.

    San Nicola: Superficie in ettari 42.
    E' l'Isola capoluogo, nonchè centro storico, amministrativo e religioso dell'intero arcipelago. Il nome deriva da un eremita che avrebbe costruito proprio quì una cappella in onore del Santo Marinaio. Nella parte occidentale troviamo costruzioni civili, torri, castelli ed antiche mura. a sud ovest un piccolo porticciolo dotato di fortificazioni. Sulla sua sommità c'è un pianoro, dove sorge il centro abitato e l'Abbazia di S. Maria a Mare fondata dai benedettini di Montecassino. E' presente sull'Isola una necropoli greco - romana, che conserva diverse tombe scavate nella roccia e di forma geometrica. I sepolcri sono tipici del periodo neolitico. Al centro della necropoli vi è una tomba diversa dalle altre che pare sia la tomba di Diomede, eroe greco approdato in queste isole dopo la guerra di Troia;

    San Domino: Superficie in ettari 208.
    E' la più bella delle Isole e la più attrezzata turisticamente. Il suo aspetto è davvero molto suggestivo, con le sue insenature, la pineta che arriva fino al mare, il \"boschetto del diamante\" ricco di pini ed altra vegetazione. Il suo nome deriva da una chiesa dedicata al Vescovo e martire San Domino. Ricca di grotte (famosa quella del Bue Marino), sulle sue rupi volano il Falco della Regina, il Falco Pellegrino e le Diomedee;

    Cretaccio: Superficie in ettari 3.
    Scoglio giallo di natura argillosa a forma di mezza luna. E' privo di vegetazione e si protende nel mare come fosse un fuso. La leggenda la vuole popolata di fantasmi;

    Pianosa (Scoglio della Vecchia): Superficie in ettari 11.
    E' poco più di uno scoglio di colore bianco posto a circa 12 miglia dalle altre quattro ed è riserva marina integrale dove molte specie acquatiche possono riprodursi. Secondo la leggenda una vecchia di notte fila la lana tra cielo e mare;

    Caprara: Superficie in ettari 44.
    E' a seconda isola per estensione. Il suo nome deriva dalle abbondanti piante di capperi. Un tempo boscosa, ora rocciosa ha un aspetto selvaggio ed è del tutto disabitata. E' la nicchia ecologica dove gran parte della fauna acquatica del mare Adriatico trova la possibilità di riprodursi. Le pareri sottomarine delle roccie sono tappezzate di spugne ed alghe, mentre il fondale è ricco di specie di pesci pregiati.
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    Montenero di Bisaccia (CB)


    Nel V secolo di Roma i popoli italici sentivano già che la potenza romana tendeva ad espandersi sempre di più. I Frentani (che avevano centri abitati nella zona del molise e dell'abruzzo) per difendere la loro libertà, furono costretti a riunire un esercito. La tradizione vuole ancora che i due eserciti, dei Romani e dei Frentani, si scontrarono sulla riva destra del fiume Trigno( fiume che separa il molise dall'abruzzo).

    I Frentani subirono una grave sconfitta esi ritirarono a Monte Itilio, presso Montenero, su cui c'era un'importante città frentana.

    La lotta continuò per altri quattordici anni fino a quando i Frentani mandarono ambasciatori a chiedere pace ed amicizia a Roma. Accolti, i Frentani conservarono la loro libertà, le loro leggi ed i loro privilegi, compreso quello di battere moneta propria; furono soltanto tenuti al contributo di alcuni sussidi nelle guerre. I Frentani tennero fede ai patti.

    In seguito, Annibale, dopo la battaglia del Trasimeno, anzichè marciare su Roma, entrò nella Frentania e mise a sacco e fuoco l'intera regione. Nonostante tanto scempio, i Frentani tennero duro e rimasero fedeli ai Romani.

    Annibale pose i suoi accampamenti a Montenero nelle prossimità di Fonte Cassuca (\"cassù\" in dialetto significa \"refrigerare\") per rifornire di acqua i suoi soldati che marciavano verso la Piana di Guardialfiera e Gerione presso Larino.

    I Romani inseguirono Annibale fino a Canne dove toccò a roma la più sanguinosa sconfitta della sua storia.

    IL XVIII SECOLO
    Montenero sprimentò tutte le traversie della fine del secolo XVIII; a quel tempo non contava che 2500 abitanti.

    Roma, in quel periodo, era frequentata dai monteneresi nelle ricorrenze di giubilei ed altre feste religiose; pertanto la corrente delle idee rivoluzionarie di Francia dell'89 vi era già penetrata.

    Dopo che a Vasto era stata proclamata la Repubblica e istituita la Municipalità, altrettanto succedeva a Montenero; le reazioni e le ribellioni si propagarono dappertutto e il 5 febbraio del '99 scoppiò una violenta insurrezione in paese.

    Montenero restò in balia delle rivolte fino a tutto febbraio e non senza rapine e ricatti. Ai primi di marzo un piccolo distaccamento di francesi e poi di guardie civiche, venne a far cessare l'anarchia; si ristabilì il governo repubblicano, fu piantato \"l'albero della Libertà\", si operò il disarmo e si istituì la Guardia Civica. I ribelli, quasi tutti, si erano dati alla fuga e nascosti.

    Ma la controrivoluzione progrediva in Puglia, negli Abruzzi e anche nel Molise. Il canonico Lauterio, che aveva già preso parte alla rivolta del 5 febbraio, si mise a capo dei popolani per ripristinare il governo borbonico; si era ormai in piena anarchia, fu abbattuto l'albero della Libertà e sul finire del 1799 il Governo Repubblicano in Montenero di Bisaccia cadde.

    LE GUERRE
    Il contributo di Montenero nella prima guerra mondiale fu generoso, i monteneresi chiamati alle armi furono circa 1000. Tutti fecero il loro dovere, con onore; tre ufficiali, un sottufficiale, cinque caporali e ventiquattro soldati caddero sul campo.

    La seconda guerra mondiale non fu meno tragica: il 29 settembre 1943 fu effettuato un bombardamento massiccio su tutto l'agro di Montenero.

    Vi furono danni e morti civili e militari; l'azione durò circa venti minuti e terrorizzò la popolazione che corse a ripararsi nelle grotte e nei sotterranei.

    Montenero venne occupata dai tedeschi il 3 ottobre che fecero del paese un caposaldo imprendibile. Molte mine poi erano state collocate in tutto il territorio e furono vittime di queste bambini, uomini, donne e soldati.

    La caccia all'uomo durò alcuni giorni. Il primo novembre, dopo che gli inglesi sbarcarono a Termoli, ci fu un violento scontro sul Trigno e nella serata furono visti i tedeschi in fuga.

    Gli alleati scesero a Montenero e furono ricevuti da un popolo festante con offerta di fiori e di vino e dopo una settimana si procedette alla nomina del Commissario Civile. Il suo compito era veramente difficile: i tedeschi avevano distrutto tutto, avevano fatto saltare pure i ponti delle strade di comunicazione con i paesei vicini.

    Nonostante tutto bisognava andare avanti; Montenero riaveva i suoi figli, i suoi bravi coltivatori e le campagne spoglie ritrovavano la vita attiva e feconda.
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    Petacciato (CB)


    La storia di Petacciato è molto antica ma al tempo stesso incerta in quanto si dispone di una documentazione parzialmente dubbia circa la sua origine e denominazione. In epoca preromana fu occupata dai Frentani, popolo di origine incerta. Infatti, secondo alcuni storici questi discenderebbero dai Sanniti, per altri, invece, dai Liburni, dai Sabini o dagli Etruschi. Molteplici sono state anche le sue denominazioni: \"Petazio\", di origine greco-romana, vuol dire cappello a larghe falde, \"Potare\", che significa bere in abbondanza, probabilmente per la presenza di numerose sorgenti nel suo territorio, nonché \"Betavium\", \"Petacciata\", \"Pitacciato\" ecc.

    Il territorio di Petacciato è stato sempre conteso da vari popoli e briganti. Subì gli assalti dei Goti ( V secolo), dei Bizantini (VI secolo), dei Longobardi (VII secolo).

    Il centro costiero è stato più volte distrutto da terremoti; sono da menzionare quelli accorsi negli anni 1117, 1125, 1456. Quest'ultimo, in particolare, nella notte tra il 4 e il 5 dicembre, provocò una terribile distruzione del centro abitato con la conseguente morte di numerosi abitanti. Seguirono alcuni anni di povertà ed abbandono del paese.

    Nel 1463 Petacciato venne nuovamente rasa al suolo dagli Angioini, in battaglia contro gli Aragonesi che Petacciato, insieme a Guglionesi, un paese limitrofo, aveva difeso strenuamente. Solo dopo alcuni secoli, verso la metà del XVI secolo, Petacciato tornò a vivere momenti di prosperità. Ci furono infatti degli insediamenti di popolazione slava che garantirono il ripopolamento del territorio. Venne annesso all'Università di Guglionesi, ma nel 1618 il Feudo di Petacciato fu venduto e rilevato dal duca di Celenza (Abruzzo) Giulio Cesare Caracciolo nel 1619.

    Mare di PetacciatoQuesti contribuì a rafforzare quella fase di ripopolamento e ripresa economica del paese.

    Verso la fine del XVI secolo Petacciato conobbe l'invasione dei Turchi, diventando rifugio di briganti.

    Nella sua lunga e travagliata storia, Petacciato ha vissuto anche il dominio dei D'Avalos, una nobile famiglia napoletana la quale contribuì notevolmente a ridare al paese uno sviluppo economico,sociale,culturale e religioso.

    Petacciato, nella sua millenaria storia, come si può evincere da questo breve escursus, lo si può comunque definire un paese \"giovane\", se si tiene conto del fatto che è divenuto un Comune autonomo soltanto il 30 dicembre del 1923, distaccandosi da Guglionesi.
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    Termoli (CB)


    ''L'acqua del mare di Termoli scompare al sole in luogo solitario... listata di rosso e nasconde alla vista il gruppo meravigliosamente candido delle Isole Tremiti. Dove approda trova un letto di sabbia brillante che ne fa più evidente la chiarezza...''.

    Era il 1941 quando Francesco Jovine descriveva così la raggiante cittadina adriatica.

    Il turismo della città è principalmente di tipo balneare e culturale. Le maggiori attrazioni culturali e turistiche della città sono: il Borgo Antico, il castello Svevo situato all'entrata dello stesso, la Basilica (contenente la reliquie di San Basso e San Timoteo), i trabucchi (strumenti di pesca diffusi sulla costa adriatica da Termoli sino ad Ancona) situati a ridosso del borgo, San Basso (patrono della città insieme a San Timoteo, la festa religiosa si svolge il 5 dicembre mentre quella popolare il 3 e 4 agosto), la Sagra del pesce (goloso appuntamento che ogni ultima domenica di agosto permette ai numerosi turisti e ai cittadini di degustare il pesce appena pescato) e la Madonna a Lungo (un santuario situato nell'entroterra termolese, meta di pellegrinaggio il martedì successivo alla domenica di Pasqua).

    Fotografia di una Bandiera BluRiguardo al turismo balneare, Termoli ha visto aumentare ogni anno le presenze estive di turisti ed oggi è una delle più frequentate stazioni balneari dell'Adriatico centrale, infatti si stima che nel periodo estivo la sua popolazione totale raggiunga i 100.000 abitanti. La costa termolese è divisa in due litorali: Nord e Sud. Il primo (spiaggia di Sant'Antonio, Lungomare Cristoforo Colombo) è quello più popolare, lungo oltre 10 km e largo una cinquantina di metri, caratterizzato dalla splendida visuale del Paese Vecchio di cui si può godere in ogni suo punto. Il litorale Sud (spiaggia di Rio Vivo) è ideale per chi vuol praticare sport acquatici, grazie alla sua natura di baia che limita l'altezza delle onde e alla spiaggia larga più di 150 metri. Sono presenti circa 30 lidi balneari, 6 dei quali sul litorale Sud (Rio Vivo); la capacità alberghiera delle città è di 1415 posti letto per 622 camere divise in 20 tra hotel e Residence, il 30% dei quali a 4 stelle (Fonte: Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Termoli, novembre 2009).

    Le strutture ricettive della città e le acque limpide hanno consentito alla cittadina adriatica di guadagnare ben 16 Bandiere Blu d'Europa negli anni: 1990, 1991, 1992, 1993, 1997, 1998, 2000, e dal 2003 al 2011.
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